Propriocezione nella terza età

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Cosa si intende per Propriocezione nella terza età?


Dr. Magistrale in scienze e tecniche avanzate dell allenamento, Master universitario in teoria e metodologia dell’allenamento nel calcio giovanile. Personal trainer presso WellnessLab360, istruttore di tecnica calcistica individuale specifica per portieri.


La propriocezione nella terza età è fondamentale. Infatti essa è realizzata in collaborazione tra organi sensitivi e midollo spinale ha il compito di raccogliere costantemente le informazioni provenienti dalla periferia del corpo. Fornisce indicazioni costanti sul posizionamento dell’apparato locomotore nello spazio; modifica il movimento, l’equilibrio e le posizioni sia statiche che dinamiche (Gollin M., 2014). La propriocezione informa costantemente il SNC di come l’apparato locomotore sta interagendo con il mondo esterno. I nostri propriocettori informano il corpo su movimenti ed equilibrio, sono posizionati in punti strategici del sistema muscolo-scheletrico al fine di assolvere la loro funzione. Troviamo quindi propriocettori in:

  • Capsule articolari
  • Legamenti
  • Muscoli
  • Tendini
  • Cute

Ogni organo della propriocezione ha un posizionamento specifico e afferisce i suoi segnali al SNC, inviando uno stimolo unico che solo lui può trasmettere.

Propriocezione nella terza età e suoi organi

Parlando di apparato locomotore sappiamo che le caratteristiche più importanti alle quali deve assolvere sono quelle legate al movimento. Difatti gli organi della propriocezione più importanti hanno a che fare con informazioni riguardanti la tensione (della cute e del muscolo) e la velocità. Fra i più interessanti da un punto di vista di allenamento, equilibrio e propriocezione dobbiamo citare:

  • Corpuscoli di Ruffini
  • Corpuscoli del Pacini
  • Fuso Neuromuscolare
  • Organo Tendineo del Golgi

I corpuscoli di Ruffini sono organi della propriocezione che si trovano nelle zone profonde dell’epidermide. Essi hanno il compito di registrare e misurare la tensione che si viene a creare nel derma durante i movimenti e il mantenimento dell’equilibrio. I corpuscoli di Pacini, sono invece situati nel tessuto adiposo ipodermico ed hanno il compito di analizzare e informare il SNC circa il rilevamento di sensazioni di vibrazione e/o pressione.

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Il Fuso Neuromuscolare e la Propriocezione nella terza età

Il fuso neuromuscolare è un organo della propriocezione molto importante per l’essere umano poichè funziona come un sensore di lunghezza. Le sue fibre striate definite “intrafusali” decorrono parallelamente alle fibre del muscolo che vengono definite quindi “extrafusali” (Macefield V.G., Knellwolf T.P. 2018). La forma a fuso prevede una zona centrale ampia, e le due estremità più sottili. Partendo dalla zona centrale di tale forma, via via che ci si avvicina alle estremità, gradualmente essa si viene a stringere.  Giunti alla zona dallo spessore minimo ci ritroviamo una forma che ricorda molto una palla da football americano. Questo organo della propriocezione ha la particolarità di possedere delle sue fibre muscolari, definite intrafusali, alle quali estremità troviamo le fibre sensitive. Esse hanno il compito di registrare le variazioni di velocità della lunghezza che il muscolo scheletrico subisce durante i movimenti ed il mantenimento dell’equilibrio.

Organo Tendineo del Golgi  (OTG)

Il sentire la tensione muscolare è largamente correlato al fuso, che risponde alla forza generata dai muscoli (Houk J. and Henneman E. 1967). L’organo tendineo del Golgi invece è un organo della propriocezione che si colloca esattamente nella zona che viene definita gap junction. Ovvero quella zona di digitazione e collegamento muscolare che progressivamente fonde le fibre con il tendine. L’OTG registra le contrazioni muscolari di elevata intensità potenzialmente dannose per il sistema biologico, poiché portatrici di stress muscolare eccessivo.
Questo organo della propriocezione interviene inibendo la contrazione muscolare che tenta inutilmente di vincere una forza esterna superiore alle possibilità muscolari.  La ginnastica della propriocezione e dell’equilibrio non è confinata alla sola attività riabilitativa. Essa è anche finalizzata al mantenimento dell’efficienza delle componenti che sostengono la stabilità muscolo-articolare e della condizione di forma sportiva (Weineck J. 2009).

Propriocezione nella terza età in chiave preventiva

La propriocezione è molto utile in chiave preventiva in quanto porta benefici su soggetti che necessitano di attività riabilitativa e di incremento dell’equilibrio. Migliora inoltre le prestazioni dei soggetti sani in quanto il corretto funzionamento della propriocezione sorregge la funzionalità del sistema muscolo scheletrico e previene gli infortuni.

Risulta quindi di fondamentale importanza dedicarsi al mantenimento delle qualità organiche acquisite ed incrementarle attraverso esercizi di propriocezione ed equilibrio.
La corretta somministrazione prevede:

  • Somministrare il giusto stimolo per la propriocezione.
  • Somministrarlo per un tempo adeguato.
  • Calibrarlo sulle esigenze della persona.
  • Dare spazio alla qualità e alla purezza dello stimolo, piuttosto che puntare alla quantità.

Queste caratteristiche sono il pilastro sul quale fondare l’allenamento in chiave preventiva, migliorando cosi il senso della posizione e dell’equilibrio delle strutture articolari e muscolari.

Propriocezione nella terza età ed Equilibrio, il punto di vista scientifico

Come tutte le sollecitazioni orientate all’incremento dell’efficienza fisica e dell’equilibrio, anche l’allenamento propriocettivo non può che sottostare alle leggi della supercompensazione.
Portando così un incremento del rendimento e della forza muscolare sfruttando la muscolatura striata (Ballard J.E., et al.2004). La scelta delle esercitazioni propriocettive deve essere fatta sulla base di moltissime informazioni che il soggetto deve comunicare. È bene quindi fare un anamnesi motorio-sportiva adeguata al fine di conoscere punti di forza e di debolezza del soggetto. Ricordiamo che l’anamnesi deve riguardare gli aspetti motori del soggetto come schemi motori di base, infortuni, sport praticati in passato. In linea generale, al pari di qualsiasi esercitazione sportiva o di carattere prettamente muscolare, l’allenamento della propriocezione deve seguire delle regole ben precise.

Il carico di lavoro deve essere: individualizzato, progressivo, graduale, continuativo.

Il carico di allenamento della propriocezione deve svolgersi all’interno di una seduta singola, di un mese di allenamenti, di un anno di attività motoria.

Propriocezione ed Equilibrio: Esercizi, Metodi e Attrezzi

Iniziare con esercizi di semplice deambulazione su una linea retta ed incrementarne la difficoltà facendo chiudere gli occhi al soggetto. Proseguire successivamente con appoggi monopodalici sul posto, alternando il piede di appoggio o le posture del corpo da assumere come elemento di distrazione. Inserire infine movimenti ciclici e ripetitivi mentre si chiede al soggetto di rimanere in equilibrio. Si può inoltre diversificare il lavoro attraverso l’utilizzo di oggetti o attrezzi. Utilizzare palle, palline, Bosu o Skimmy morbide al fine di diversificare la sensazione di equilibrio, di appoggio plantare o di appoggio palmare. Usare Bosu e Skimmy come appoggio plantare per entrambi i piedi e inserire del disequilibrio statico. Coinvolgere il supporto di Bosu e Skimmy come appoggio plantare per entrambi i piedi, chiedere un gesto motorio e quindi inserire l’equilibrio dinamico.

Utilizzare tavolette basculanti in un’unica direzione.

Usare anche tavolette basculanti in più direzioni.

Utilizzare inoltre superfici ribalzanti (tappeto elastico).

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Conclusioni

La somministrazione dei carichi allenanti della propriocezione e dell’equilibrio è strettamente personale. In linea generale è più utile al soggetto un lavoro a tempo che non a ripetizioni, partendo dallo statico per passare solo dopo al dinamico. La miglior condizione nella quale un Trainer si può trovare è quella di poter lavorare singolarmente con il proprio allievo-soggetto. Questa condizione non sempre si verifica, e ci si trova spesso a lavorare con gruppi di soggetti che hanno età e caratteristiche psico-fisiche ben diverse. Al Trainer spetta l’arduo compito di organizzare il lavoro in maniera tale che per tutti i soggetti i carichi possano essere allenanti e non dannosi. Egli deve favorire il progredire di tutti quanti, creare socializzazione e rispetto reciproco.

Bibliografia

  • Ballard J.E., et al., The effect of 15 weeks of exercise on balance, leg strenght, and reduction in falls in 40 women aged 65 to 89 years. J Am Med Womens Assoc 2004. 59(4):255-611171–7.
  • Gollin M., Metodologia della Preparazione fisica, Elika Editrice 2014: 320
  • Houk J, Henneman E. Responses of Golgi tendon organs to active contractions of the soleus muscle of the cat. J Neurophysiol 30: 466–481, 1967. doi:10.1152/jn.1967.30.3.466.
  • Macefield VG, Knellwolf TP. Functional properties of human muscle spindles. J Neurophysiol 120: 452–467, 2018. First published April 18, 2018; doi:10.1152/ jn.00071.2018
  • Weineck J., L’allenamento ottimale, Calzetti e Mariucci, Perugia 2009: 585-595