Tutto quello che c’è da sapere sul Thrust

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THRUST, HVLA, “CRACK” O “SCROCCHIO ARTICOLARE”? TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE!

I termini scientifici sono Thrust e H.V.L.A., mentre i non addetti ai lavori la conoscono meglio come “Crack”, “Scroscio” o “Scrocchio” articolare. E’ la tecnica osteopatica più famosa di tutte, scopriamo cosa c’è da sapere sul Thrust in questo articolo! Parleremo dei suoi benefici, tempi e modi di applicazione e delle sue controindicazioni.

Tempo di lettura: 4 minuti


Formatosi con esperti del mondo dell’Osteopatia. Esperienza, professionalità e collaborazione lavorativa con molteplici figure professionali sanitarie come medici ginecologi, fisiatri, ortopedici, fisioterapisti, personal trainer, optometristi, ortottisti. Docente presso il Corso di: Massaggio SportivoPostural Trainer, Rieducazione funzionale, Esercizio Terapeutico, Terapia Manuale ed Osteopatica presso la nostra scuola di formazione – LFS ACADEMY.


In cosa consiste la manipolazione in Thrust?

All’interno del trattamento osteopatico il Thrust, anche chiamato con l’acronimo inglese “HVLA” (High velocity, low amplitude), è una delle tecniche strutturali maggiormente utilizzate ed incisive. Con la manipolazione ad alta velocità e bassa ampiezza (appunto, HVLA) si mira a restituire mobilità e corretta funzionalità ad una vertebra o un’articolazione. In alcuni casi, che vedremo più avanti, può avere anche un effetto neurologico e/o propriocettivo (Wirth et al., 2019). E’ comunemente conosciuta come la tecnica di “scrocchiamento” (propriamente: scroscio articolare) di ossa, vertebre, articolazioni. La struttura corporea trattata viene valutata e testata dal terapista precedentemente (e anche successivamente!). Viene valutata nei suoi parametri di mobilità, ovvero: rotazione, inclinazione laterale, flessione ed estensione. Egli deciderà di effettuare un thrust sulla struttura in questione, a seconda della necessità e dello scopo del trattamento, laddove trovi una disfunzione in uno dei sopracitati parametri. (Giacalone et al., 2020)

Quali benefici porta tale manovra al paziente e in quali tempistiche?

Per “disfunzione” o “disfunzione somatica”, in osteopatia, si intende una riduzione di mobilità, o ancor meglio, una anormalità dell’ampiezza di movimento di una certa struttura.  Ciò che sentirà il paziente, già da subito, sarà una maggiore libertà di movimento e una sensazione di maggiore elasticità della zona trattata. Difatti, dopo la manipolazione, l’articolazione tornerà nei suoi parametri di mobilità (Galindez-Ibarbengoetxea et al., 2017). Nelle tipologie di Thrust ad impatto profondo, che vedremo dopo, il paziente avvertirà benefici anche in parti del corpo lontane. Per esempio a livello di: visceri (miglioramento delle funzioni), precise zone della colonna vertebrale, muscoli, fasce connettivali ed articolazioni. In relazione, ovviamente, alle connessioni anatomiche e funzionali che queste strutture hanno con la zona sottoposta al Thrust.

Viene valutata nei suoi parametri di mobilità, ovvero: rotazione, inclinazione laterale, flessione ed estensione.

Quindi, quali sono i benefici di questa tecnica?

Riassumendo, possiamo elencare in questi punti i benefici del thrust:

  • Liberazione delle aderenze dei tessuti
  • Ripristino della funzione articolare
  • Normalizzazione del sistema vascolare locale
  • Stimolazione neurologica parasimpatica o ortosimpatica per ottenere la rottura dell’arco riflesso (Carrasco-Martìnez et al., 2019).

Prendiamo come esempio i Thrust sulle vertebre, effettuati regolarmente durante i trattamenti osteopatici. Quali sono i tipi di Thrust vertebrali? Esistono generalmente 3 tipi di thrust vertebrali, ognuno dei quali possiede una valenza ed uno scopo ben precisi!

Ecco a voi i 3 esempi

THRUST DI LIBERAZIONE ARTICOLARE: si tratta di un Thrust che ha il semplice scopo di incrementare mobilità e gradi di movimento, senza un effetto neurologico o propriocettivo. Viene effettuato su vertebre che, dal punto di vista biomeccanico, non ricoprono un ruolo particolarmente importante (non sono cioè fulcri di movimento e di carico del corpo, e non hanno legami con strutture nervose e viscerali). E’ l’ideale quindi, su pazienti che avvertono semplicemente una piccola rigidità nella rotazione del collo, senza implicazioni di altre strutture.

THRUST PROPRIOCETTIVO: questo tipo di Thrust presuppone invece la ricerca di un’informazione neurologica e propriocettiva da parte dell’osteopata. Infatti riguarda quelle vertebre che ricoprono un ruolo ben preciso nella distribuzione del carico corporeo, e da cui partono nervi che raggiungono e innervano zone anche distanti. Un esempio è la vertebra L3, che garantisce lo scarico del peso sugli arti inferiori, dà stabilità alla lombare, dà origine a molti nervi della gamba. Ha inoltre un ruolo molto importante anche nella funzione viscerale dell’intestino.

THRUST RIFLESSO: il thrust riflesso, invece, verrà utilizzato qualora l’osteopata necessiti di ottenere un effetto neuro-vegetativo a distanza. E’ il caso, ad esempio, dell’articolazione tra la 1° costa e la 1° vertebra toracica. Manipolando questa struttura, infatti, si avrà un effetto sul sistema ortosimpatico del paziente, essendo quest’articolazione in stretta relazione con il ganglio stellato. Esso è una formazione anatomica formata da tessuto nervoso, che ha un ruolo fondamentale nella gestione del sistema ortosimpatico* ( Nicholas et al., 2015).

I parametri del thrust sono alla base della manipolazione osteopatica, e il terapista deve essere in grado di valutarli e rispettarli

Il Thrust ha delle controindicazioni?

Come si può notare, il thrust è una tecnica estremamente importante e dalle molteplici funzioni. Nonostante ciò, viene spesso, erroneamente, vista come una semplice manovra di “scrocchio” fine a se stesso. Diversi sono i pazienti, diversi i loro quadri clinici, diverse le vertebre trattate… diversi saranno quindi anche gli effetti della tecnica. Essendo tecniche ad alta velocità e molto incisive, i Thrust non possono essere effettuati su qualunque persona. Le controindicazioni sono:

  • Fratture e lussazioni ossee
  • Qualsiasi patologia di pertinenza medico-chirurgica in atto (tumori spinali, malformazioni, ernie espulse, deficit neurologici, infezioni acute della colonna, malattie neoplastiche…)
  • Sindrome della cauda equina
  • Segni di instabilità
  • Spondilolistesi
  • Osteoporosi
  • Iper-mobilità articolare
  • Fattori psicologici à da non sottovalutare! Ad esempio, un paziente che non riesce a rilassarsi e lasciarsi manipolare, o che ha paura della tecnica (Elder B., Tishkowski K., 2021).

Qual è quindi la differenza tra la auto-manipolazione e la tecnica osteopatica Thrust?

La risposta è semplice: i PARAMETRI. I parametri del thrust sono alla base della manipolazione osteopatica, e il terapista deve essere in grado di valutarli e rispettarli. Essi sono:

  • Tissue pull – Ovvero la “messa in tensione dei tessuti”. L’osteopata deve cercare la giusta condizione per effettuare il thrust (giusta tensione muscolare e rilassatezza del paziente e giusto posizionamento delle mani dell’operatore).
  • Torque – Cioè il giusto grado di rotazione (del collo, della lombare, del ginocchio ecc.) da raggiungere prima di concludere la manipolazione.
  • Riduzione dello slack – Momento che precede la fine della tecnica: l’osteopata percepisce sulle sue mani di essere a “fine corsa”, avverte cioè una sensazione di rigidità e viscosità caratteristica, che indica il giusto posizionamento sull’articolazione e il giusto momento per concludere la tecnica.
  • Timing – Modalità e tempistica di spinta sull’articolazione, varia a seconda del thrust (liberazione articolare, propriocettivo, riflesso, ricordi?). E’ la parte più importante del thrust, visto che ne sancisce la fine e la riuscita (Ingold C.J. et al., 2021).
Thrust 1
Alcuni studi hanno dimostrato la stretta associazione tra i dolori della colonna e disturbi viscerali.

Cosa succede allora quando ci “scrocchiamo” da soli?

Il famoso scroscio delle dita, della schiena, come di qualsiasi articolazione, non è altro che la liberazione di bolle gassose che fuoriescono dal liquido sinoviale (parte delle articolazioni). Collassando rapidamente, queste producono il classico ‘click’. Viene facile intuire come non sia la stessa cosa agire “in proprio” sulle articolazioni e ricevere una manipolazione mirata da parte di un professionista. Non è possibile paragonare un’auto-manipolazione con una tecnica così precisa, mirata ed incisiva, che rispetta parametri ben definiti. Difatti, lo scrocchiarsi in autonomia regala un sollievo che dura soltanto qualche minuto, e non possiede alcun effetto propriocettivo o neuro-vegetativo a distanza. L’effetto del Thrust è assolutamente più ampio e profondo, oltre che più duraturo nel tempo, specie se vengono trattate anche altre strutture collegate anatomicamente e funzionalmente alla zona manipolata (Griffiths F. et al., 2019).

Sfatiamo quindi qualche mito 

Il “crack” che spesso si sente al termine dei thrust NON è il segnale di riuscita della tecnica. Allo stesso modo l’assenza di tale suono non è da interpretare come una mancata finalizzazione del thrust. La tecnica avrà esito positivo soltanto se i parametri di cui abbiamo parlato vengono rispettati! Il rumore può esserci o meno, non è un fattore indicativo. Un’altra idea comune sulla manipolazione è che possa essere PERICOLOSA, probabilmente a causa di errate convinzioni popolari. In realtà, se attuata con i giusti parametri, la giusta conoscenza dell’anatomia e soprattutto escluse le controindicazioni, non c’è motivo di preoccuparsi. In merito a questo è importante sottolineare che bisogna sempre affidarsi a professionisti sanitari, come osteopati e fisioterapisti, quando si decide di farsi manipolare. L’eventuale peggioramento dei sintomi non è quindi da attribuire alla disciplina in sé, quanto all’errore tecnico e di valutazione del singolo terapista (Izquierdo Pérez H et al., 2014).

La tecnica avrà esito positivo soltanto se i parametri di cui abbiamo parlato vengono rispettati! Il rumore può esserci o meno, non è un fattore indicativo.

Bibliografia
  1. Wirth B., Gassner A., de Bruin E., Axén I., Neurophysiological Effects of High Velocity and Low Amplitude Spinal Manipulation in Symptomatic and Asymptomatic Humans: A Systematic Literature Review, 2019 Aug 1.
  2. Giacalone A., Febbi M., Magnifica F., The Effect of High Velocity Low Amplitude Cervical Manipulations on the Musculoskeletal System: Literature Review, 2020 Apr 15.
  3. Galindez-Ibarbengoetxea X., Setuain I., Andersen L., Ramirez-Velez R., Gonzalez-Izal M., Jauregi A., Izquierdo M., Effects of Cervical High-Velocity Low-Amplitude Techniques on Range of Motion, Strength Performance, and Cardiovascular Outcomes: A Review, J Altern Complement Med. 2017 Sep.
  4. Carrasco-Martìnez F., Ibanez-Vera A., Martinez-Amat A., Hita-Contreras F., Lomas-Vega R., Short-term effectiveness of the flexion-distraction technique in comparison with high-velocity vertebral manipulation in patients suffering from low-back pain, Complement Ther Med. 2019 Jun.
  5. Nicholas A.S,, Nicholas E.A., Atlante di tecniche osteopatiche, ed. Piccin, 2015.
  6. Elder B., Tishkowski K., Osteopathic Manipulative Treatment: HVLA Procedure – Cervical Vertebrae, StatPearls Publishing; 2021 Jan 10.
  7. Ingold C.J., Ratay S., Osteopathic Manipulative Treatment: HVLA Procedure – Inhaled Ribs, In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2021 Jan. 2020 Aug 26.
  8. Griffiths F., Mc Sweeney T., Edwards D., Immediate effects and associations between interoceptive accuracy and range of motion after a HVLA thrust on the thoracolumbar junction: A randomised controlled trial, Epub 2019 Jun 8.
  9. Izquierdo Pérez H, Alonso Perez JL, Gil Martinez A, La Touche R, Lerma-Lara S, Commeaux Gonzalez N, Arribas Perez H, Bishop MD, Fernández-Carnero J., Is one better than another?: A randomized clinical trial of manual therapy for patients with chronic neck pain, Epub 2014 Jan 11.